La politica italiana vive nell’istante. Non nel futuro, non nel medio periodo, non nello sviluppo del Paese: vive nel consenso immediato. Ogni scelta viene valutata per l’effetto che ha oggi, non per l’impatto che avrà domani Ogni decisione viene calibrata sul ritorno elettorale, non sulla qualità dei risultati. È una politica senza orizzonte che teme la lungimiranza e premia la convenienza.
In Italia, il consenso è la bussola Le conseguenze sono un dettaglio.
Il problema è strutturale: il costo delle cattive decisioni arriva dopo, mentre il beneficio del consenso arriva subito. E la politica italiana ha scelto ciò che arriva subito Funziona così:
- un annuncio dà consenso immediato,
- un progetto valutato dà benefici dopo anni,
- un intervento responsabile richiede tempo,
- un’azione simbolica richiede un microfono.
La politica preferisce il microfono all’analisi. Perché l’analisi svela la complessità. Il microfono la cancella.
Tre caratteristiche della politica italiana orientata al consenso
1. Evita ciò che è necessario e sceglie ciò che è popolare
Gli interventi impopolari ma indispensabili vengono rinviati Gli interventi inutili ma visibili vengono accelerati. È la politica degli slogan, non dei risultati:
- si promettono sgravi senza valutarne gli effetti,
- si annunciano opere senza verificarne la convenienza,
- si finanziano misure temporanee come se fossero soluzioni permanenti.
La popolarità sostituisce la responsabilità.
2. Confonde l’attenzione con il governo
Ogni giorno serve una notizia. Ogni giorno serve una dichiarazione. Ogni giorno serve una presenza mediaticamente percepibile. Si governa per occupare spazio non per risolvere problemi.
3. Ha paura dei numeri
I numeri obbligano a dire la verità. I numeri mostrano costi e benefici. I numeri rivelano le alternative scartate. I numeri eliminano l’ambiguità.
Un politico concentrato sul consenso non vuole numeri: vuole margini.
Il risultato: il Paese paga il consenso di ieri con i problemi di oggi
Ogni scelta politica orientata al consenso genera un costo sociale futuro.
- Le pensioni promesse senza copertura diventano debito pubblico.
- Le opere avviate senza ACB diventano cantieri eterni.
- Le riforme annunciate senza metodo diventano inefficienze permanenti.
- Gli interventi populistici diventano disequilibri strutturali.
- Il consenso è immediato, le conseguenze sono durature.
Il nodo culturale: la politica italiana non accetta la valutazione come vincolo
La valutazione è l’antidoto naturale al populismo. Perché obbliga a scegliere la soluzione migliore, non quella più conveniente sul piano comunicativo.
Per questo la politica italiana non la vuole:
- la ACB limita l’arbitrio,
- la ACB rivela ciò che non funziona,
- la ACB impone rigore,
- la ACB impedisce decisioni elettoralistiche,
- la ACB trasforma la politica da teatro a responsabilità.
La verità finale è semplice:
- un Paese governato dal consenso si logora. Un Paese governato dalle conseguenze si sviluppa.
- L’Italia merita una politica che si misura con i risultati, non con i sondaggi
L’Editore
