Data: 11 gennaio 2025
Editore: Il Sole 24 Ore
Luogo: Roma, Italia
Estratto dell’articolo
“L’articolo del Sole 24 Ore non è il solito resoconto burocratico sullo stato del PNRR. È un’analisi impietosa — e per certi versi inevitabile — di un problema che l’Italia trascina da decenni: la mancanza di un vero metodo di valutazione.
Il giornale racconta infatti il richiamo formale della Corte dei Conti europea, un richiamo che non riguarda un singolo progetto, ma la struttura stessa con cui il nostro Paese prende le proprie decisioni.
La Corte non contesta la volontà politica né la necessità degli investimenti.
Contesta qualcosa di più profondo: l’assenza della prova che questi investimenti siano davvero convenienti, che producano benefici sociali, che rispondano alle esigenze dei territori, che rispettino criteri di efficienza.
In altre parole, contesta l’assenza della domanda più semplice: conviene?
Il PNRR è nato in fretta, sotto pressione, in un clima di emergenza. Questo ha giustificato molte scorciatoie. Ma oggi quelle scorciatoie rivelano ciò che sono:
debolezze strutturali, incapacità di misurare, difficoltà a prevedere, assenza di una logica di valutazione continua.
Molti progetti — anche miliardari — sono stati approvati:
– senza vere alternative,
– senza analisi comparative,
– senza scenari di rischio,
– senza stime attendibili dei benefici socio-economici.
Non per malafede, ma per cultura:
in Italia non esiste ancora l’abitudine a valutare. Si approva. Si finanzia.
Si avvia. E solo dopo, forse, ci si interroga.
Le conseguenze concrete sono opere sovradimensionate, interventi incoerenti, risorse disperse, inefficienze mai denunciate perché nessuno ha un quadro complessivo del rapporto costi-benefici.
Il PNRR diventa così lo specchio di un problema nazionale:
investiamo molto, ma non sappiamo misurare.
La frattura tra ciò che l’Europa pretende — un metodo — e ciò che l’Italia offre — una somma di progetti — pesa enormemente.
Senza valutazione, non c’è trasparenza. E senza trasparenza, non c’è fiducia.”
Giudizio economico-sociale
Il giudizio economico-sociale è severo ma necessario. La mancanza di valutazioni non è un problema tecnico: è un problema di giustizia sociale.
Il primo punto riguarda la protezione delle risorse pubbliche.
Le valutazioni non complicano i progetti: difendono i cittadini dagli sprechi.
Un Paese che non valuta non mette al centro il benessere collettivo, ma la volontà politica del momento.
Il secondo punto riguarda la responsabilità democratica.
L’Europa non critica i contenuti del PNRR, ma l’assenza di trasparenza nel giustificarli.
La democrazia si basa sulla possibilità per i cittadini di capire. Se le decisioni non sono accompagnate da valutazioni, la società non può giudicare l’operato dei governi.
Il terzo punto è culturale. In Italia la valutazione è percepita come un ostacolo.
In realtà è il modo più rapido per sapere se un’opera serve davvero.
Senza valutazione, nascono opere inutili, incompiute, sovradimensionate.
La collettività paga errori evitabili con un’analisi preliminare.
Il paradosso finale è evidente: l’Italia non ha un problema di idee,
ha un problema di metodo. E senza metodo, le idee diventano illusioni costose.
La valutazione è l’anello mancante del sistema italiano. Un anello che, se introdotto seriamente, potrebbe cambiare il volto della programmazione pubblica.
24metodo, le idee diventano illusioni costose.
La valutazione è l’anello mancante del sistema italiano. Un anello che, se introdotto seriamente, potrebbe cambiare il volto della programmazione pubblica.
